H O M E I L   M U R O NEGOZIATI DI PACE I   L I B R I

 

 

I GIUSTI

 

Questa sezione è dedicata alle voci di quelli che si battono contro “l’occupazione”, di quelli che in Israele e fuori, ebrei e non, hanno rifiutato di chiudere gli occhi e hanno preso la parola, per pronunciare essenzialmente un sonoro “No!”. Sono paragonabili a quelli che in ogni epoca hanno interrogato la realtà con onestà e rispetto e hanno agito responsabilmente, ognuno secondo le proprie possibilità. Qui ci sono scritti che sono il frutto di anni di studio o di giorni di impegno concreto e totalizzante, sono interviste o articoli o diari che restituiscono la vitalità e la verità delle coscienze, o sono saggi che cercano in profondità i segni delle storie, tutti divenuti indispensabili.

 

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Ruth Schloss, I corvi, acrilico su tela
Ruth Schloss - I corvi



Uno dei nodi della tristissima e terribile realtà attuale della terra di Palestina è il supporto che viene dato, da parte di molti intellettuali ebrei, dentro e fuori dello stato di Israele, alla politica (sciagurata) dei governi israeliani nei confronti dei palestinesi. Su questo punto s'interroga con grande onestà intellettuale una rappresentante dell’ultima generazione di storici israeliani, che con coraggio e determinazione stanno sottoponendo a critica serrata la narrazione ufficiale dell’intero periodo d’esistenza dello stato d’Israele.

Si tratta di Raya Cohen, figlia di Benjamin Cohen e Ruth Schloss, che attualmente risiede a Napoli.

L’articolo (120KB) dal titolo “Una voce mancata: perché sono pochi in Israele a sollevarsi contro la politica di repressione del popolo palestinese?”, che raccomandiamo alla lettura, è stato pubblicato in un volume di saggi “VITA TUA VITA MEA. Le altre voci di Israele raccolte da una palestinese”, a cura di Rania Hammad, Sinnos editrice, Roma 2004 (vedi nella sezione Libri).



Dopo il vertice di Sharm el-Sheikh dell’8 febbraio 2005 tra il neo-Presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, e il Primo Ministro di Israele, Ariel Sharon, una nuova atmosfera di speranza si è diffusa in Europa, con meccanismo molto simile a quello che puntualmente si verifica nell’opinione pubblica israeliana (e molto parzialmente in quella palestinese). Si tratta di un inganno, sostiene Tanya Reinhart, docente di linguistica alle università di Tel Aviv e di Utrecht e giornalista (scrive stabilmente sul quotidiano Yediot Aharonot e inoltre su varie testate internazionali).

Di essa abbiamo presentato l’indispensabile libro “Distruggere la Palestina. La politica israeliana dopo il 1948”, Tropea editore, Milano 2004 (vedi nella sezione Libri). Qui presentiamo un importante articolo inedito, che è un’anticipazione, fatta pervenire in Italia personalmente dall’autrice (e ringraziamo per questo Alfredo Tradardi), di un capitolo di aggiornamento al libro. L’articolo (220KB) ha per titolo “Da Aqaba a Sharm. L'imbroglio dei festival della pace”.



Una riflessione assai lucida sul Muro è contenuta in un articolo (74KB) di Raya Cohen, dal titolo “Il Muro: un recinto, un ghetto”. Esso è stato pubblicato a gennaio 2005 nel volume dal titolo “Nel suo Nome. Conflitti, riconoscimento, convivenza delle religioni”, EDB Edizioni Dehoniane Bologna (il volume raccoglie gli Atti del Convegno tenutosi a Camaldoli l’11 settembre 2004).



Uno dei rappresentanti più autorevoli degli storici israeliani, che sono stati detti “nuovi storici” (ma questa etichetta è forse non più pertinente), è Ilan Pappe, docente di Scienze Politiche all'Università di Haifa. Il suo ultimo libro, uscito nel 2003 per la Cambridge University Press, è “A History of Modern Palestine: One Land, Two Peoples” (vedi nella sezione Libri). Proponiamo qui un suo articolo pubblicato dalla London Review of Books a gennaio 2004, “La bolla di Ginevra” (33KB), un articolo per certi versi ardito, se paragonato a quello che si è soliti leggere in Israele.



Il primo per il quale è stata usata l’etichetta di “nuovi storici”, anzi autoproclamatosi tale, è Benny Morris, del quale non si può non citare un libro, che rimane una pietra miliare (mai tradotto in italiano, a differenza dei successivi), “The Birth of Palestinian Refugee Problem, 1947-1949”, pubblicato nel 1987. Successivamente, Morris ha continuato un lavoro rilevante, pur su posizioni nettamente sioniste. Ai primi di gennaio del 2004 ha destato grande scandalo una sua lunga intervista al giornale Ha’aretz, un’intervista effettivamente di grande interesse, che è stata ripresa prontamente in Italia dal settimanale Internazionale (n.524 del 30 gennaio 2004). Stranamente, per ragioni probabilmente di eccessiva lunghezza dell’originale, nella traduzione vengono tagliate 21 domande su 53.

Proponiamo dunque l’intervista (218KB) con i tue testi su due colonne. I due titoli sono diversi, l’originale in inglese è “Survival of the fittest”, mentre in italiano esso diventa “Il peccato originale”. Da leggere assolutamente.

Tra le tante risposte o commenti all’intervista, ci sembra altrettanto importante un articolo, pubblicato solo sul sito-WEB dell’Alternative Information Center di Gerusalemme, del sociologo Baruch Kimmerling. L’articolo (103KB) è del 27 gennaio del 2004 e s’intitola “Benny Morris’ shocking Interview”.



Jeff Halper è il coordinatore dell’ICAHD (Israeli Committee Against House Demolitions) e professore di Antropologia all’Università Ben Gurion. Nato negli Stati Uniti, vive in Israele dal 1973. È oramai diventata un classico la sua intervista alla rivista Una Città dell’aprile del 2002. Si tratta di un documento assai importante, dal titolo “La matrice del controllo”, di cui è anche disponibile la versione PDF (96KB).