Nel corso degli ultimi vent’anni molti gruppi pacifisti, organizzazioni ed associazioni di volontariato, europee, americane ed israeliane, hanno operato in Palestina, in cooperazione con le ONG e le associazioni palestinesi. Si tratta di un lavoro preziosissimo ancorché sconosciuto o sottovalutato, sviluppatosi dal basso (nell’ambito sociale sintetizzato bene dal termine inglese grassroot), lavoro che aveva precedenti soltanto nelle missioni delle chiese cristiane e nelle relazioni sviluppate da alcuni partiti della sinistra parlamentare ed extra.
È impossibile dar conto di questo lavoro. Qui vogliamo soltanto proporre alcuni documenti inediti o poco diffusi che portano a conoscenza alcune iniziative recenti dei gruppi pacifisti e nonviolenti.
L’Associazione per la Pace, storica associazione italiana della sinistra, nata alla fine degli anni ’80, ha “aperto” dal luglio del 2003 un PRESIDIO di PACE a Nablus in collaborazione con il Medical Relief (Union of Palestinian Medical Relief Committees, UPMRC), una ONG che opera in tutti i Territori occupati, nel campo sanitario di base e del pronto intervento. Al Presidio di pace si sono succedute diecine e diecine di volontarie e volontari, che hanno vissuto accanto alla popolazione palestinese ed in prima persona la dura realtà dell'occupazione militare (delle cosiddette Forze di Difesa Israeliane), dando un contributo, ognuno con i propri mezzi, di grande rilevanza etica.
Per rendersene conto e per capire quale sia la vita di ogni giorno in una città palestinese, dalla testimonianza insostituibile di persone comuni, innocenti, giovani e non, proponiamo alcuni collages dei rapporti, molto belli, inviati per posta elettronica.
Nablus... (un'introduzione)
“I want to talk to you!”![]() (Ramallah, 31 marzo 2002, giorno di Pasqua) [foto di W.Zaffaroni] |
Action for Peace
Campagna di Pasqua 2002 in PalestinaRESOCONTO STORICO DAI RACCONTI DEI PROTAGONISTIa cura di Alberto Clarizia |
La Pasqua del 2002 è una data che segna tragicamente la vita della popolazione israeliana e soprattutto quella della popolazione palestinese. Il 27 marzo, di sera, un attentatore suicida palestinese, introdottosi in un albergo di Netanya, a nord di Tel Aviv, si fa esplodere nella sala affollata per la celebrazione della Cena di Pasqua e provoca la morte di 29 persone ed il ferimento di oltre 100. Due giorni dopo, il governo del Primo Ministro Sharon scatena nella Cisgiordania la più pesante offensiva militare dalla Guerra dei 6 Giorni del ’67, l'operazione “Scudo di Difesa”, che durerà oltre un mese e vedrà tutte le principali città assediate, occupate, gravemente danneggiate dai bombardamenti e con un consistente tributo di uccisi, feriti ed arrestati tra la popolazione civile.
In coincidenza (casuale) con questi avvenimenti, parte dall'Italia una Carovana di Pace, organizzata all'interno della Campagna di Action for Peace, che riunisce per questa occasione circa 400 volontari appartenenti a gruppi ed associazioni pacifiste e nonviolente, ad organizzazioni NoGlobal, nonché ad alcuni gruppi giovanili di partiti. Si tratta dell'episodio più importante di interposizione nonviolenta nell'area palestinese, per ampiezza numerica del gruppo che si è trovato ad interpretare inaspettatamente quel ruolo e per intensità del momento di conflitto. Fin ora mancava una ricostruzione storica dell'accaduto e, a distanza di due anni, ne proponiamo una che si basa sui racconti dei partecipanti e sulle testimonianze raccolte da varie fonti, tutte attentamente controllate. Qui di seguito è riportata la Prefazione di questo Resoconto.
| Prefazione
Questo resoconto storico della «Campagna di Pasqua 2002 di Action for Peace» è prima di tutto un racconto collettivo e poi un accurato lavoro redazionale di confronto incrociato delle fonti disponibili, condotto nell’arco di circa due anni, nel tentativo di accoppiare al rigore scientifico nella verifica dei “dati” la corretta prospettiva nel restituire il pathos della partecipazione. L’episodio di cui si tratta è assai rilevante, per dimensione e qualità, secondo la valutazione di alcuni esperti di intervento nonviolento nelle situazioni di conflitto, ed è importante che ne venga preservata la memoria. Nell’ambito dell’azione volontaria laica, assieme alle campagne effettuate già alla fine degli anni ’80 in Palestina, alle missioni nell’Iraq martoriato dopo la Guerra del Golfo del ’91 (“Un Ponte per Baghdad”), e nella Jugoslavia smembrata nel corso degli anni ’90, assieme alle campagne iniziate immediatamente dopo l’inizio della Seconda Intifada in Palestina, a fine 2000, dalle Donne in Nero (“Io, donna, vado in Palestina”) e poi dalla piattaforma Action for Peace nell’anno successivo, questa della Pasqua 2002 costituisce a mio avviso un capostipite di una pratica d’intervento che è stata denominata a livello di movimento “diplomazia dal basso”, oppure, in una fase di definizione anche normativa, “corpi civili di pace” (con riferimento ad analoghe esperienze già effettuate all’estero). Successivamente, sia pure ad una scala inferiore, numerose e più durature sono state le missioni di pace, che costituiscono e costituiranno la base per un riconoscimento pieno del ruolo assai costruttivo di tutte quelle volontarie e volontari che con generosità operano ovunque nel mondo per una esistenza degna e pacifica. Il racconto collettivo ha dunque vari autori – da qui la scelta di un generico noi narrante, a volte illogicamente ubiquo. Alcuni degli autori hanno contribuito volontariamente con un proprio scritto, altri sono stati rintracciati in rete o nelle pagine stampate dei libri (a mia conoscenza 4), pubblicati a caldo entro l’agosto del 2002. I nomi dei raccontatori sono dunque i seguenti: Roberto Brancolini (nonché fotografo[1]), Susanna Cattini, Alberto Clarizia, Lisa Clark, Romano Demicheli, Barbara Di Tommaso, Stefano Giuliani, Marie Christine e Jean-Paul Mignon[2], Francesco Minisini[3], Adriana Redaelli, Marco Rigamo[4], Alberto Zoratti[5]. Le fotografie inserite nella presentazione di PowerPoint, che è parte integrante del resoconto, sono per la maggior parte di Walter Zaffaroni. Il lavoro di redazione e di editing non è da considerarsi necessariamente concluso, dal momento che aggiunte e correzioni saranno probabili e possibili; per questo nei file è indicata esplicitamente la versione con la data.
Alberto
Clarizia [1] Alcune sue foto sono contenute nel libro “Con i Palestinesi”, a cura di Ali Rashid e Gennaro Tedesco, Massari editore (agosto 2002). [2] Il loro racconto è contenuto nel “Journal d’une mission civile en Palestine”, 10 aprile 2002, gentilmente inviato da Michel Flament. [3] Il suo racconto è contenuto nel libro “Espulsi. Voci e immagini dalla Palestina sotto assedio”, a cura di Francesco Minisini, Odradek edizioni (luglio 2002). [4] Il suo racconto è contenuto in “Tornare a Ramallah – Appunti di viaggio”, su Sherwood Tribune, nel sito-web www.sherwood.it. [5] Il suo racconto è contenuto nel libro “A mani nude. Missione di pace a Ramallah”, di Alberto Zoratti, Fratelli Frilli editori (maggio 2002).
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I files che possono essere scaricati: