L'astronomia Gamma
L'astronomia per secoli è stata fatta solo tramite osservazioni nella banda ottica, solo
nel secolo scorso l'osservazione del cielo si è allargata a tutte le frequenze dello
spettro elettromagnetico, grazie soprattutto allo sviluppo tecnologico e alla possibilità
di portare strumenti al di fuori dell'atmosfera terrestre. Questo ha fornito una
grandissima quantità di informazioni che si sono aggiunte alla conoscenza che si aveva
dell'universo. L'universo infatti ci appare diverso a seconda della lunghezza d'onda che
utilizziamo. Lo studio della radiazione X e gamma (cioè fotoni con energia maggiore di
circa 1 keV) ha mostrato un aspetto dell'universo violento e rapidamente variabile che ha
profondamente rivoluzionato l'astronomia moderna e più in generale l'idea stessa che
avevamo di un universo quasi 'immutabile', come ci è apparso per secoli in ottico.
Questo discorso vale in modo particolare per l'astronomia gamma che, studiando i fotoni di
maggiore energia dello spettro elettromagnetico, ha mostrato alcuni dei fenomeni celesti
più energetici conosciuti ad oggi. Inoltre la scarsa probabilità di interazione con la
materia che caratterizza i raggi gamma fa in modo che studiando questa radiazione si
riesca ad osservare, con relativa facilità, sorgenti a distanze notevoli da noi. I raggi
gamma osservati sono generati principalmente da emissioni non termiche, dovute a
interazioni di particelle di alta energia, in particolare:
Le missioni passate
La regione dei raggi gamma è stata l'ultima banda elettromagnetica ad essere esplorata
dall'astronomia, questo principalmente per due motivi. In primo luogo si è dovuto
aspettare che la tecnologia fosse in grado di portare in orbita i rivelatori per superare
l'opacità dell'atmosfera. Il secondo problema riguarda le particelle cariche presenti
nella magnetosfera, che, interagendo con i rivelatori, possono essere interpretate come
fotoni gamma.
Essendo il loro flusso maggiore di diversi ordini di grandezza rispetto al flusso di
fotoni gamma, esse costituirebbero un 'rumore' di fondo che nasconderebbe completamente la
radiazione gamma. E' stato quindi necessario progettare dei dispositivi in grado di
distinguere con grandissima efficienza i fotoni dalle particelle cariche.
I primi tentativi di osservare raggi gamma di origine cosmica furono fatti negli anni
sessanta con strumenti montati su palloni. Un vero sviluppo dell'astronomia gamma si ebbe
però solo con l'uso di strumenti a bordo di satelliti artificiali. Le missioni spaziali
che sono state più importanti nello sviluppo dell'astronomia gamma sono state
principalmente tre.
SAS-2 e COS-B
La prima fu il satellite americano SAS-2 lanciato nel 1972 che operò per soli otto mesi,
ma fu in grado di evidenziare l'emissione diffusa del piano galattico, e di individuare
due sorgenti localizzate, le pulsar Crab e Vela. Lo strumento principale era una camera a
scintille (vedi figura sotto) capace di rivelare la direzioni dei fotoni con energia
maggiore di 20 MeV studiando la coppia elettrone/positrone da essi prodotta.

La camera era circondata da una cupola di scintillatori con il compito di funzionare da
anticoincidenza, segnalando il passaggio di particelle cariche.La tecnica di rivelazione
dei gamma e la struttura della sonda è stata ripresa dalle
missioni successive.
Nel 1975 fu lanciato COS-B per conto dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA), funzionò per un
periodo molto più lungo rispetto a quello previsto, terminando la sua missione nel 1982 .
La struttura di COS-B era simile a quella di SAS-2, ma, in aggiunta, era dotato di un
calorimetro che permise di misurare l'energia dei fotoni gamma con una precisione del 40%.
Grazie a questo satellite, si pot\'e creare il primo catalogo di sorgenti gamma,
comprendente più di 20 oggetti. Tra questi si trova la prima sorgente gamma
extragalattica, il quasar 3C 273 e la prima sorgente identificata con una nube molecolare,
rho Oph. Inoltre COS-B ha prodotto ad una dettagliata mappa della Galassia che mostra
l'emissione del disco e la struttura dei bracci a spirale.

Attualmente non è operativo nessuno strumento spaziale gamma. La NASA
è impegnata nella realizzazione dell'esperimento successore di EGRET, la sonda GLAST
(Gamma-ray Large Area Space Telescope), che è prevista per un lancio nel 2006.
Il cielo visto da EGRET
In quasi 10 anni di osservazioni EGRET ha rivelato circa 2 milioni di fotoni gamma che
rappresentano oggi la maggiore fonte di informazioni sull'emissione del cielo nei raggi
gamma con energia maggiore di 100 MeV. Questi fotoni hanno permesso di studiare la
radiazione diffusa della nostra galassia, il fondo presumibilmente extragalattico e circa
300 sorgenti, solo una parte delle quali è stata identificata.
I Nuclei Galattici Attivi
La maggior parte delle sorgenti identificate da EGRET appartengono alla classe dei nuclei
galattic attivi o AGN (dall'inglese Active Galactic Nuclei), cioè galassie caratterizzate
da un'intensa e variabile emissione proveniente dal loro nucleo. Si ritiene che questa
possa essere originata da un buco nero supermassiccio (106-1010 Mo
) che si troverebbe al centro di questi oggetti. Nel caso di emissione isotropa, è
necessaria una fonte di energia capace di fornire 1042 e 1049
erg s-1

Le Pulsar
Le prime sorgenti di raggi gamma ad essere identificate appartengono alla classe delle
pulsar. Le emissioni gamma delle pulsar Crab e Vela sono infatti riconoscibili già nelle
osservazioni di SAS-2. Dopo le osservazioni di EGRET il numero di pulsar di cui è nota
con sicurezza un'emissione gamma è salito a sette. Le pulsar sono stelle a neutroni,
cioè lo stadio evolutivo finale di stelle con massa intermedia.
Una stella infatti rimane "in vita" finche rimangono attive nel suo interno le
reazioni nucleari che costituiscono la fonte di energia della stella stessa. Il
combustibile nucleare per tali reazioni e costituito dall'idrogeno prima e in seguito
dagli elementi progressivamente piu' pesanti. Le stelle piu massiccie terminano questo
processo quando il loro nucleo diviene costituito da elementi del gruppo del ferro, a
questo punto infatti le uniche reazioni nucleari possibili sarebbero endotermiche.

La perdita dell'energia che garantiva l'equilibrio della stella causa
un collasso gravitazionale del nucleo e l'esplosione degli strati piu esterni della
stella, si ha cosi un'esplosione di supernova. Lo stato finale del nucleo stellare dipende
dalla sua massa, se questa è minore di circa 1,3 masse solari si genera una nana bianca,
se il nucleo è più massiccio di circa 2 masse solari si genera un buco nero, nei casi
intermedi viene prodotta una stella a neutroni .Le stelle a neutroni sono costituite da un
gas degenere dineutroni, confinato in una regione di dimensioni estremamente compatte, il
raggio e' infatti dell'ordine della decina di chilometri. Questo implica densita' enormi
che possono arrivare fino a 1015 g/cm3. Poiche' durante il collasso
il nucleo conserva il proprio momento angolare, mentre le dimensioni diminuiscono di molti
ordini di grandezza, il periodo di rotazione di questi oggetti risulta compreso tra pochi
secondi e i centesimi di secondo. Il collasso gravitazionale porta ad un aumento del campo
magnetico della stella fino a oltre 1010 gauss.
Nel 1968 si scoprì che questi oggetti possono emettere attraverso due fasci molto
collimati diretti lungo l'asse magnetico che ruotano in modo solidale alla stella creando
una caratteristica radiazione impulsata con periodo uguale al periodo di rotazione della
stella, da cui il nome di pulsar. La maggior parte delle pulsar sono state scoperte
attraverso osservazioni radio, ma sono state viste delle pulsar in tutte le bande
eletromagnetiche.Si pensa che l'emissione gamma delle pulsar sia generata, per radiazione
di sincrotrone, dalle particelle cariche del mezzo circostante, accellerate dai campi
elettrici prodotti dalla rapida rotazione del campo magnetico stellare. Sono stati
elaborati diversi modelli per spiegare come questo possa avvenire, tra cui i più celebri
sono i cosiddetti "polar cap" e "outer gap" che differiscono tra loro
principalmente per la regione in cui secondo i due modelli si genererebbero i raggi gamma
(fig di seguito).
Le sorgenti non identificate
Circa due terzi delle sorgenti individuate da EGRET sono ad oggi non identificate, cioè
non si sa quale tipo di oggetto sia all'origine dell'emissione osservata. Si ritiene che
la maggior parte di queste in futuro possano essere ricondotte all'interno delle classi
già note di sorgenti gamma, cio\'e nuclei galattici attivi o pulsar, tuttavia non si
esclude la possibilità dell'esistenza di altri tipi di emettitori gamma.
L'identificazione di queste sorgenti, grazie anche allo studio attraverso altre lunghezze
d'onda, rappresenta una delle maggiori sfide dell'attuale astronomia gamma.
I Gamma Ray Burst
Alle sorgenti rappresentate nella figura precedente, che costituiscono il catalogo di
sorgenti gamma viste da EGRET, si aggiunge una classe di fenomeni transienti chiamati
Gamma Ray Burst, che sono sicuramente tra fenomeni più affascinanti del cielo gamma.I
Gamma Ray Burst sono lampi di emissione gamma che per brevi istanti, dell'ordine dei
secondi o anche meno, illuminano il cielo gamma.Questi fenomeni si osservano ormai da
circa trent'anni, le prime detezioni risalgono alla fine degli anni sessanta, ad opera dei
satelliti militari Vela. Da allora le osservazioni di questi lampi si sono moltiplicate,
di particolare importanza sono state le osservazioni (oltre che di EGRET) dello strumento
BATSE, anch'esso a bordo del CGRO, costruito appositamente per studiare questo genere di
fenomeni.

Nonostante che al giorno d'oggi gli eventi rivelati siano dell'ordine di qualche migliaio,
si conosce ancora poco sulla loro origine. Ciò che si sa per certo è che la regione in
cui si genera la radiazione deve essere estremamente ridotta, infatti per produrre lampi
di così breve durata essa non può essere più grande di pochi secondi-luce.Un altro dato
certo è la loro distribuzione nel cielo, che è del tutto isotropa, il che implica
una distribuzione sferica, rispetto alla Terra, della classe di oggetti che li produce.
Per molti anni i modelli teorici sui lampi gamma si sono divisi tra quelli che proponevano
un' origine galattica, in particolare nell'alone, e quelli che ipotizavano un'origine
extragalattica.Solo recentemente il satellite italiano Beppo-SAX ha osservato per la prima
volta il transiente X associato ai lampi gamma. Grazie all'osservazione della componente
X, che decade molto più lentamente, è stato possibile identificare la provenienza dei
Gamma Ray Burst da galassie con elevato redshift. Questo implica che i Gamma Ray Burst
abbiano origine da esplosioni molto più energetiche di quelle delle supernovae.Per
tentare di spiegare una simile emissione sono stati prodotti vari scenari, come
l'esplosione di stelle di massa molto elevata (ipernovae), o la fusione di due stelle di
neutroni. I modelli teorici che attualmente sembrano spiegare meglio le osservazioni
prevedono che, indipendentemente da quale sia la fonte di energia, l'emissione avvenga
all'interno di un getto di materia in cui si sovrappongono onde d'urto. In questo caso la
radiazione risultante non sarebbe isotropa, e quindi richiederebbe una minore quantià di
energia.
L'emissione diffusa
Oltre alle sorgenti localizzate EGRET ha osservato un fondo di radiazione diffusa, in
particolare dalle osservazioni si possono distingure una componente galattica sovrapposta
al piano della galassia, e una componente isotropa. Si ritiene che la componete galattica
di questo fondo sia generata principalmente dall'interazione di raggi cosmici con il gas
interstellare. I raggi gamma si producono attraverso il decadimento di particelle po generate dall'urto dei protoni presenti nei raggi
cosmici con l'idrogeno interstellare, la componete elettronica dei raggi cosmici può
invece interagire tramite bremsstrahlung con il gas presente nelle nubi galattiche. Grazie
all'osservazione del fondo galattico è stato perciò possibile avere una mappa della
distribuzione di materiale interstellare nella galassia. Osservando l'analoga emisione
proveniente dalle nubi di Magellano è stato anche possibile determinare il flusso di
raggio cosmici presente in queste galassie, il che è servito per dimostrare che l'origine
di tali particelle è galattica.
L'origine della componente isotropa del fondo gamma invece non è ancora del tutto chiara.
Un'ipotesi formulata prevede che sia costituita da un fondo non risolto di galassie
sorgenti di raggi gamma. A questa radiazione extragalattica potrebbe però sovrapporsi una
componente galattica proveniente dall'alone.